What makes ‘you’ you?

La mia professoressa di matematica in seconda media mi aveva inquadrata subito.
Ai primi colloqui con mia madre le disse: «Sua figlia se ne sta lì seduta e mi guarda impassibile. Con quell’aria da “se ho capito o non ha capito, tu non lo devi sapere”.»

Da quel momento, oltre a sviluppare l’abitudine di annuire forsennatamente quando qualcuno mi parla, ho anche cominciato ad interrogarmi su me stessa, e sulla percezione che gli altri possono avere di me.

C’era qualcosa che non andava in me? O negli altri?
Nel corso degli anni, sono oscillata tra le due possibilità. Continua a leggere…

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Degli ebook

Siamo quasi nel 2018 e ci sono persone che ancora si rifiutano di riconoscere gli ebook come libri.

Un libro è un libro.
A prescindere dal suo supporto.
Jane Eyre vi piacerebbe forse di meno se fosse scritto sulla carta igienica?
Ivanhoe sarebbe meno coinvolgente se letto su un tovaglioli di carta?

Anzi, gli ebook sono forse libri allo stato puro. Senza copertine, senza odore, senza la sensazione della carta sotto le dita. Questi sono lussi. Magnifici, irresistibili lussi.
Cosa c’è di meglio che girovagare in una libreria alla scoperta di nuovi libri?
Ed è innegabile il fascino di tenere un libro tra le mani, sentirne il peso, l’odore.
Usare le dita per girare le pagine, tenere il segno, sentire quanto manca alla fine.
Sottolineare, scrivere a margine.Continua a leggere…

In viaggio da sola

Domani parto per Belfast per il week-end di Bank Holiday, e all’ennesimo “Con chi vai?” ho realizzato quanto deve suonare insolito sentirsi rispondere “Da sola”.

Mi sono ritrovata a pensare al mio viaggio a Los Angeles dell’anno scorso. Il mio primo viaggio da sola ufficiale.
Ad un anno da allora mi rendo sempre più conto di quanto quel viaggio mi abbia cambiata.

Organizzo sempre viaggi per me e i miei amici, facendo ricerche nei minimi dettagli, trasporti, biglietti, orari, mappe, qualsiasi cosa. Loro mi prendono in giro, ma in fondo gli piace: è come fare un tour organizzato.
Non mi sto lamentando, adoro farlo!
Ma per Los Angeles è stato diverso.
Non avevo nessuno a cui “badare”, nessuna responsabilità.
Potevo fare quello che volevo, quando volevo. Nessun genere di compromesso.
Ho camminato senza una mappa per le strade di una megalopoli dall’altra parte del mondo.
Mi sono persa per le strade di una megalopoli dall’altra parte del mondo.
Ho dormito su un pullman notturno per Las Vegas, camminato per il deserto del Nevada alle 5 del mattino, saltata su un altro pullman per il Grand Canyon, e una volta di nuovo a Las Vegas, rifatto il viaggio al contrario.
Non mi sono mai stancata così tanto durante un viaggio.
Ma lo rifarei subito.Continua a leggere…

Aspettando King Arthur – Il Potere della Spada

Quando due anni fa uscì la notizia di un nuovo film su Re Artù, visto anche che lo dirigeva Guy Ritchie, non prevedevo niente di buono. Ma ricordo di aver pensato che almeno avevano azzeccato l’attore, forse per la prima volta da sempre. Volto giusto, capelli giusti, corpo giusto.
Ricordo che il regista voleva Michael Fassbender, che io amo, ma sarebbe stato sbagliato; o Henry Cavill, forse meglio di Fassbender ma comunque sbagliato.
Probabilmente quando uscì la prima immagine promozionale di King Arthur non avevo neanche collegato quel tizio al motociclista che avevo già visto in giro, vidi semplicemente Artù.

Poi uscì il primo trailer, per il Comicon del 2016. E abbandonai ogni speranza.

Ma il mese scorso sono successe varie cose, quasi contemporaneamente.
Inanzitutto, a fine marzo sono andata al cinema a vedere The lost city of Z, e mi sono innamorata di Charlie Hunnam.
Qualche giorno dopo è uscito il trailer finale di King Arthur – Il potere della spada, e mi sono emozionata. Sarà stato l’amore, sarà stata la musica dei Led Zeppelin.
Poi, si è scoperto che quella che spacciano per Ginevra in realtà è Morgana, il che è stato un sollievo, perché un’altra Ginevra che si aggira misticamente per i boschi non la potevo tollerare (vedi King Arthur del 2004).
Infine, ho riletto Le Morte d’Arthur di Thomas Malory, e ho scoperto che quell’Artù non mi piace. Così ho ricominciato a leggere vari passaggi dai vari libri che possiedo sull’argomento, e sono giunta alla conclusione che io non ho idea da dove venga l’Artù che amo, che ho nella mia testa.

Ho deciso di dare una possibilità a questo film, perché riflettendoci, in fin dei conti, non so neanche io cosa voglio da un film su Artù.
E tra l’altro devo accettare il fatto che non ci sarà mai un Artù fedele a quello che ho nella testa, perché a quanto pare esiste solo lì.

Non conservare le cose che ami per ultime

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“Non conservare le cose che ami per ultime, che sia un vestito o una candela: indossalo, bruciala, goditela”, l’ho letto oggi e ancora ci penso.
Così finalmente ho tirato fuori quel diario troppo bello per scriverci sopra.
Ed uso anche la penna blu, chi se ne frega.
Chi se ne frega, il mio finto mantra.

Tutto cominciò alle scuole medie.
Studiavamo la mitologia greca: gli dei, gli eroi, le avventure. Lo adoravo.
Così un giorno creai un gioco da tavolo sugli dei dell’Olimpo, con un tabellone disegnato e coloratissimo, le istruzione, le carte, tutto.
Il giorno dopo lo portai a scuola, a nessuno fregò niente, neanche alla professoressa.
Non sembrava per niente interessata.

Sempre alle medie mi appassionai al cinema: scenografia, sceneggiatura, regia. Ero brava in educazione artistica, la prof mi spronava, e quando le dissi di voler partecipare ad un concorso del Giffoni mi incoraggiò.
Cerco anche di organizzare per me una visita ad un set cinematografico, di Un posto al sole, o una cosa del genere. Ci lavorava la figlia.
Ma a nessuno fregò niente. Neanche a mia madre.
Non sembrava per niente interessata.

Poi ci fu il concorso di poesia. Vinsi il primo premio, la coppa è ancora in camera mia.
Ma a nessuno fregò niente.
Così smisi di fregarmene anche io.
Di tutto.
Niente è importante.
Costante indifferenza.

Da allora, ogni volta che mi sono interessata a qualcosa mi sono bloccata da sola.
Inutile provarci, non frega a nessuno, non ne verrà niente
Fai quello che devi fare e basta. Non manifestare interesse.
Costante indifferenza.

Se qualcuno mostra interesse a qualcosa, ti prego, ti prego, ti prego, incoraggialo.
Assecondalo.
E’ importante.